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Illegio il senso di un percorso

È indubbiamente una periferia, quel minuscolo paese chiamato Illegio. Lo è rispetto al mondo “che conta”, rispetto ai centri e alle capitali dove si produce, si decide, si appare. Lo è a maggior ragione perché sta in quella Carnia, tra le montagne del Friuli, dove da decenni continua una triste e grave emorragia di abitanti e di intelligenze, dove l’avvilimento rischia di prendere il sopravvento su temperamenti tenaci ma spesso snervati dalla mancanza di prospettive e di speranza per la loro terra. 
A maggior ragione ciò che sta accadendo ad Illegio in questi anni, tra i due Giubilei – quello del 2000 e quello della Misericordia che si sta preparando – è miracoloso. Lì la Chiesa ha aperto una strada coraggiosa, che ha portato tra le case di quei 350 montanari oltre 200.000 persone e trasformato l’incontro della fede con la bellezza in un laboratorio di promozione sociale e di evangelizzazione innovativa. È l’esempio che le minoranze creative e le periferie vitali sono davvero una risorsa grande per il cristianesimo. 

Ma partiamo dall’inizio. 
Popolato da 350 abitanti, sin dal primo sguardo Illegio appare come una sorta di segnale indicatore di un vicino varco tra cielo e terra. Sarà la fortunata combinazione tra paesaggio alpino e vestigia di architettura medievale, o tra i campi lavorati ancora dai locali contadini e l’affiorare archeologico di fortificazioni longobarde, sarà l’insolito connubio tra una popolazione che conta una buona percentuale di giovani e di bambini e la persistenza, nelle loro case e nelle loro memorie, di usanze che l’alluvione della postmodernità non ha travolto… fatto sta che questo borgo arrampicato sulla roccia carnica emana un fascino speciale. 

Difficile condensare in breve un cammino lungo e per molti aspetti insolito. Ispirati dal Giubileo del 2000 a spalancare le porte della mentalità dei paesani e della Chiesa locale per spingerla “in uscita” a puntare al riscatto delle terre povere e a inventare nuove forme per incontrare chi non crede e per annunciare la bellezza del Vangelo a chi l’ha dimenticata, i sacerdoti che operano nel paese e nei paesi vicini, vivendo con stile di fraternità insieme alla loro gente per stimolarsi reciprocamente a dare tutti il meglio di sé, hanno cominciato ripensando la festa del patrono, portando lì musica e arte e teatro e filosofia e teologia, tra le montagne, tra la gente di un paese che è agli antipodi di quegli ambienti sofisticati dove talvolta quadri e concerti e libri sono vissuti come un lusso mondano. A Illegio si è voluto dire che le opere dell’ingegno umano e della genialità degli artisti appartengono tanto alle grandi capitali del mondo quanto a chi ogni giorno porta nella vecchia latteria del paese quel che ha munto nella stalla vicina a casa e ogni sera canta a compieta i salmi in latino con melodie di mille anni fa. Sono nate rappresentazioni teatrali, scritte con i giovani del paese e da essi stessi recitate; pubblicazioni, raccogliendo le antiche leggende del paese e intrecciandole con illustrazioni fiabesche, leggende talmente suggestive da indurre una folta squadra di archeologi a girare il territorio del paese usando i racconti pubblicati come fossero una mappa del tesoro, e ritrovandosi poi a intraprendere campagne pluriennali di scavi che stanno mettendo in luce esattamente tutto ciò che l’infallibile memoria orale di Illegio raccontava. È nato così, un po’ alla volta, il Comitato di San Floriano, intitolato al santo che protegge la comunità dall’alto di una incantevole Pieve di epoca carolingia. È l’associazione del paese che pensa ed attua il progetto ecclesiale e culturale che ha trasformato Illegio in un segno, piccolo ma coraggioso. A partire dal 2004 il Comitato ha trasformato la vecchia abitazione del sacerdote in una attrezzatissima ed elegante Casa delle Esposizioni, si è dotato di un Teatrotenda, ma soprattutto ha coinvolto una quarantina di volontari, ha formato e dato lavoro a una trentina di giovani, ha messo all’opera un centinaio di studiosi di tutta Europa, ha stretto collaborazioni con professionisti e imprese locali e nazionali, ha suscitato l’entusiasmo stupefatto di istituzioni e sponsors, attraverso una scelta insolita e tenacemente attuata: proporre ogni anno in paese una mostra internazionale d’arte cristiana e un’audace rassegna di eventi, segnalati a livello nazionale e anche oltre i vicini confini ad Austria e Slovenia, connotati dal ricorso a tutti i linguaggi dell’anima – dal cinema al teatro, dalla musica alla parola –, congiunti tra loro da un tema “caldo” per l’uomo contemporaneo e per la fede. 

Grazie all’impegno di tante persone e istituzioni, Illegio è diventato un segno, portando alle periferie d’oggi l’arte e la conoscenza e riscrivendo con nuovi caratteri l’antico messaggio della tradizione cristiana. 

Dal 2004 al 2015, il Comitato di San Floriano ha realizzato: 
• 11 mostre internazionali a Illegio, una all’anno; 
• 7 mostre straordinarie, una a Bruxelles, una nei Musei Vaticani, una a Palazzo Venezia a Roma, una a Palazzo Borromeo a Roma, tre a Roma per l’Anno della fede: tutte su invito di istituzioni della Repubblica Italiana o della Santa Sede; 
• 2 mostre a Tolmezzo, su richiesta del Comune; 
• 2 mostre a Udine, una nella chiesa della Curia e una in Ospedale; 
• 16 libri di arte e di storia; 
• un doppio CD sul patrimonio musicale liturgico di tradizione orale; 
• importanti campagne di scavi archeologici; 
• una serie di eventi culturali (incontri, concerti, teatro, opera); 
• molti restauri di opere d’arte del patrimonio nazionale ed europeo; 
• una costante attività di formazione per giovani, ai quali ha dato una concreta e stimolante opportunità di lavoro. 

Oltre alle immaginabili trasformazioni che tutto ciò ha indotto a livello locale, in termini di mentalità, di ospitalità, di microeconomia e spesso di intasamento della circolazione tra le vie del paese (su cui alcuni si affacciano increduli e divertiti a vedere chi arriva oggi e pochi altri lamentosi fingono di rimpiangere i tempi della pace…), corre l’obbligo di segnalare il più ricorrente commento che la gente fa all’uscita delle mostre dove vengono esposti i capolavori d’arte cristiana di anno in anno: “che giovani!”, affermano i visitatori, colpiti dalla qualità umana di chi li ha guidati alla scoperta dei messaggi spirituali che le opere in mostra contengono. Non per semplice amore di paese o passione per l’arte, ma per evidente crescita interiore e spirituale, questi giovani, che si preparano per due mesi prima della mostra, per cinque mesi di fila offrono una vera e propria catechesi per adulti a venti-trentamila persone ogni anno davanti a quadri e sculture, rivolgendosi con competenza a chiunque ha avvertito il richiamo della bellezza. E quelle mostre hanno fatto del bene a più di qualcuno, anche spiritualmente, oltre ad aver cambiato molte cose in paese e ad aver fatto un servizio alla Chiesa locale, alla CEI – il cui Progetto Culturale e il cui servizio del Sovvenire hanno riconosciuto subito l’importanza ecclesiale dell’opera realizzata dal Comitato ad Illegio –, fino alla Chiesa universale che per diversi progetti ha coinvolto questo piccolo laboratorio in cui interagiscono fede, bellezza e coraggio. 

In definitiva, quali sono le ispirazioni principali di quest’opera? 
Anzitutto, l’intuizione che la bellezza è tra i linguaggi migliori che la fede deve saper parlare per toccare il cuore dell’uomo contemporaneo. In un tempo in cui ci si sente spesso mortificati da una certa diffusa mancanza di stile, immiseriti da volgarità e sciatterie, è necessario regalare il più possibile l’occasione di entrare in contatto con la bellezza, con immagini capaci di significato e finezza, e con parole e musiche che riportino i molti affannati sulla porta del mondo interiore. 
In secondo luogo, Illegio riprende l’indicazione di strada che condusse i magi a Betlemme. A Dio piacque venirci incontro nel piccolo villaggio di Davide. Nei palazzi maggiori di Gerusalemme si recitavano a memoria le scritture antiche, ma dei sapienti di palazzo non se n’è visto nemmeno uno scomodarsi per Gesù. I lontanissimi magi invece l’hanno trovato e riconosciuto e hanno aiutato la sua famiglia con i loro doni. La gente di Illegio ha creduto che la scelta del Figlio di Dio – nascere a Betlemme, vivere a Nazaret – non sia stata una stranezza insensata, ma una formidabile indicazione di stile: analogamente, possono trovare casa in un villaggio alpino anche la grande arte, il miglior repertorio che la cultura cristiana ha generato nei secoli, e tanta gente venuta da lontano per immergersi in un paese che meraviglia e affascina e nelle sue mostre che toccano il cuore e riaccendono il desiderio di gustare lo splendore dell’annuncio cristiano. 

E mentre questo concreto laboratorio di nuova evangelizzazione e promozione sociale continua la sua strada, mentre i paesi della montagna friulana anno dopo anno si stanno spegnendo, i ragazzi di Illegio tentano con tutte le forze di dare un contributo a invertire una rotta negativa e a lanciare un segnale di speranza. Sanno che “ormai” è una parola che non esiste nel vocabolario cristiano. E sanno che devono avere non solo una buona cultura e una adeguata competenza, ma anche un bel sorriso e una buona vita spirituale: perché una grande bellezza affascina, ma soltanto una grande passione converte.